Quando avrebbero effettuato, i Sovietici,
il primo volo spaziale umano?
Traduzione di Alessandro Lattanzio
R-7 (Vostok)
Abbiamo già visto come una intensa speculazione sull'argomento nel 1960 abbia condotto a una atmosfera di attesa e di mistero, che contribuì alle voci di "cosmonauti sovietici morti" quando Khrushchev visitò l'ONU.
Quando i sovietici inviarono la prima donna nello spazio? Quando venne lanciata la prima capsula sovietica che ebbe un equipaggio di più di un solo uomo? Quando i sovietici avrebbero inviato i primi uomini sulla Luna? Quando morì il primo cosmonauta sovietico nello spazio?
Sono serie questioni. Tutti i tentativi di rispondere avrebbero riempito un libro. Alcune delle risposte sbagliate saranno discusse qui.
Nel 1958, osservatori occidentali ripetutamente predissero l'imminente lancio di sovietici nello spazio. A luglio, Marquis Childs riportò da Parigi che lo "Sputnik-4" sarebbe stato lanciato quel mese con un cane a bordo; la capsula sarebbe tornata a terra, spianando la via per un lancio umano prima della fine dell'anno. Nell'Agosto 1958 in un meeting della International Astronautical Federation a Amsterdam, esperti occidentali citarono "un periodo di almeno un anno" prima che i sovietici tentassero di lanciare un uomo nello spazio.
"Aviation Week" riportò pochi mesi dopo che l'URSS avrebbe inviato nello spazio il primo uomo nel 1960. L'anno dopo, lo stesso giornale riportava che i Sovietici avevano rallentato, ma il programma aveva ancora un alta priorità.
Nell'Agosto 1959, "fonti dell'intelligence della Germania occidentale" asserivano, in un rapporto, che la preparazione per l'invio di un uomo nello spazio era "virtualmente completo". Il lancio avrebbe avuto luogo durante la prevista visita di Khrushchev all'ONU nel mese seguente. A Ottobre, il London Daily Herald riportò da Mosca che un lancio umano sarebbe stato effettuato nella primavera prossima. Secondo il dispaccio del corrispondente John Mossman, venti giovani sovietici erano stati addestrati per più di due anni in una base segreta in Asia Centrale.
La persistenza di tali rapporti e la mancanza di annunci sovietici di successi probabili, contribuì, sostanzialmente, alla diffusione di storie di fallimenti, che spuntarono subito dopo. Le estese speculazioni occidentali e il completo silenzio sovietico sull'argomento preparò un vero terreno fertile per far crescere tali storie. Una volta iniziate, le storie continuarono a crescere fino al volo di Gagarin.
Un mese dopo il volo di Gagarin, nuovi segnali vennero raccolti dalla regolare frequenza della telemetria spaziale sovietica. Sia i radio-amatori di Torre Bert, presso Torino, che quelli dell'Osservatorio di Bochum in Germania, raccolsero indipendentemente delle trasmissioni vocali in Russo. A Bochum, il direttore Heinz Kaminski riportò di aver ascoltato le parole "Luna" e "grotta" in Russo, ma dichiarò che la trasmissione proveniva da terra.
La sonda sovietica per Venere, lanciata a Febbraio, era stata persa dal principale sistema di comunicazione sovietica dopo una settimana di volo. A Maggio, era vicino al suo target, i sovietici contattarono il Radiosservatorio di Jodrell Bank in Inghilterra per informarli sull'attivazione del sistema delle comunicazioni sarebbe stato attivato automaticamente. L'osservatorio inglese raccolse i segnali nell'appropriata frequenza.
Adesso sappiamo che dei misteriosi segnali sovietici dallo spazio; abbiamo le trasmissioni vocali, raccolte nella stessa frequenza che Gagarin (e migliaia di radio amatori sovietici) usavano; abbiamo l'attiva immaginazione di un mondo in allerta.
Gli elementi fermentati e sintetizzati in una nuova storia, una storia di una cosmonave sovietica con più uomini, segretamente lanciata in viaggi nello spazio della durata di più di una settimana, con la trasmissione dei monitoraggi e le finali parole, durante un misterioso fallimento dei sistemi della cosmonave, sentite dalle stazioni di radio tracking dell'Europa.
In realtà, solo una stazione disse di aver sentito tale trasmissione: la stazione di Torre Bert presso Torino, Italia, gestita da due radioamatori, i fratelli Judica-Cordiglia. Bochum sentì voci trasmesse ("da terra", conclusero) e Jodrell Bank pensò che avevano ascoltato i segnali della sonda per Venere.
Quando Titov venne lanciato per un volo di 24 ore ad Agosto, la lista delle stazioni che raccolsero il segnale della del segnale della sua nave si legge come un elenco delle strutture di tracking spaziale: le stazioni USA Minitrack, il centro dell'esercito di Army Ft. Monmouth di Astro-Osservazione, la stazione di ascolto della BBC di Caversham, Jodrell Bank, il radio-osservatorio nazionale Francese di Meudon, la stazione Torre Bert, e altre.
Duranti tali eventi misteriosi di Maggio, negli ultimi sette giorni, solo Torre Bert sentì le comunicazioni vocali dei "cosmonauti".
Un simile avvenimento si ebbe il 13 ottobre, il satellite USA Discoverer-32 venne inviato nello spazio. A bordo si svolse un test di propagazione del segnale che operava sui 20 mhz. sufficiente, in 24 ore, a che tale segnale venisse raccolto in tutto il mondo: all'Istituto Postale per le Onde Radio di Tokyo (che fu capace di stimare l'orbita in modo abbastanza preciso), e nella stazione Telegrafica di Enkoping in Svezia, e a Bochum in Germania Occidentale. Altri intercettazioni vennero effettuate da Dakar a Sydney.
All'epoca, Torre Bert era chiusa, e Paul Meskil, un pubblicista del New York World Telegram e del Sun, scrisse che "fonti dell'intelligence" rivelarono che vi era stato un lancio fallito di una capsula multiposto il 14 Ottobre, "messa fuori uso" da interferenze dell'attività solare al suo sistema di radio-guida. La capsula si perse nello spazio.
Tali due misteriosi eventi - 17 Maggio e 14 Ottobre 1961 - diedero il via agli articoli successivi. Diversamente dalle prime storie, connesse con i reali lanci dai caratteri segreti sovietici, tali nuovi rapporti vennero tratti dai semplici segnali radio emessi nelle appropriate frequenze.
Non vi erano nuove cosmonavi sovietiche in orbita all'epoca; tutte le informazioni dei tracciati spaziali si accordano con tale fatto. Non vi fu alcun lancio di una Vostok, con più cosmonauti a bordo, nel 1961.
Tuttavia, la sequenza pilota per i primi voli delle Vostok è perfettamente chiara. Titov era il secondo di Gagarin nell'Aprile (le foto rilasciate all'epoca mostrano metà della sua faccia), e fece il suo volo non il 17 Maggio ma sulla Vostok-2 il 6 Agosto. Nikolaev era il suo secondo (appare in una foto) e volò l'anno dopo. Non vi era spazio, in tale sequenza, per cosmonauti perduti o missioni segrete.
Non abbiamo alternative se non rigettare tali due rapporti. Tuttavia, tali rapporti sono patentemente fraudolenti come le loro fonti, e ogni storia che si origina dalle stesse fonti deve essere guardata con estremo sospetto.
Gli USA infine pareggiò il volo di Gagarin, quando John Glenn circuitò la Terra tre volte nel Febbraio 1962. A quel punto, molti osservatori, tentarono, indipendentemente, di comparare l'esposizione delle due nazioni guida alla corsa dello spazio in fatto di voli spaziali umani. La storia dei fallimenti sovietici nascosti venne riesumata per compararla con la politica USA di sforzi pubblici e aperti.
Drew Pearson sintetizzò le prime storie nel suo editoriale sul Washington Post. Cinque sovietici erano morti nello spazio, disse: primo, i tre lanci sub-orbitali riportati dall'Agenzia Continentale nel 1959 (ma non il quarto, non la donna sullo spazioplano); poi il primo test senza equipaggio del Maggio 1960; infine, il tentativo senza successo del Settembre 1960. L'articolo di Ogonjok sugli "11 cosmonauti in addestramento" venne riportato, e i nomi degli uomini elencati. Il suggerimento che venne fatto era che fossero tutti morti. Il Senatore Henry Jackson asserì (e dice tuttora) che "persero la vita nei loro tentativi". Il U.S. News & World Report, in un ampio articolo del 12 Marzo, rivelava che una serie di lanci sovietici era fallita. Mentre Khrushchev era all'ONU nel Settembre 1960 un uomo venne lanciato nello spazio. Il razzo fallì e l'uomo perì. Due altri lanci per Marte fallirono. Altri test di lancio e sonde vennero meno.
L'articolo definitivo sull'argomento era pubblicato nella rivista FATE sotto la direzione di Frank Edwards. Catalogò una serie di lanci. Sfortunatamente le sue osservazioni sono illeggibili; sbagliò tutti i nomi russi, riportò articoli e fonti inesistenti, e mescolò i nomi dei cosmonauti e le dati di lancio dei presunti voli umani. La pianificata sequenza dei voli orbitali sovietici era già stata descritta nel 1959 da Edwards. Primo, un cosmonauta circuitò la Terra. quindi, poche settimane dopo, due uomini volarono verso la Luna, spedendo rapporti alla Terra via radio. Probabilmente si trattava di un missione suicida.
Il 17 Maggio 1961 l'evento é descritto con dettagli particolarmente intriganti. Con rapporti di segnali dallo spazio e molti cosmonauti sovietici che riferivano alla Terra (dalla "Luna", usando le parole "cava", o "buco", per il centro di controllo sulla Terra), Edwards decise di descrivere l'evento nel modo che aveva descritto più di un anno prima. Un uomo e una donna riportavano: "Ogni cosa va bene, manteniamo l'altitudine prescritta".
Il 24 Maggio, tuttavia, le voci dissero che vi erano dei problemi, e con sempre maggior eccitazione descrissero la sequenza degli eventi. Finalmente, l'uomo sospirò, "Se non ne usciremo il mondo non lo saprà". Presumibilmente significava che sarebbe rimasto un segreto. In "Flying Saucers, Serious Business", Edwards decise che ciò significava realmente che il mondo non avrebbe mai saputo che un disco volante li aveva catturati. Edwards decise, anche, che il volo avvenne a Febbraio, non a Maggio. Da fonti europee, Edwards ebbe nuovo materiale. L'evento del Settembre 1960 (Edwards disse l'11 Ottobre) è assegnato al pilota collaudatore sovietico Pjotr Dolgov. Suppose che "era stato rilevato per 20 minuti dalle stazioni in Turchia, Giappone, Svezia, Regno Unito e Italia".
P. Dolgov
Il rapporto fu certamente una sorpresa per tali stazioni. Come abbiamo visto, nessuna di esse disse di aver mai raccolto un segnale umano quel giorno. Nel 1963, Sir Bernard Lovell, direttore di Jodrell Bank, scrisse categoricamente che "non abbiamo ragione di credere che vi sia mai stato un lancio spaziale umano sovietico fallito". Il Tenete Colonnello Dolgov è un altro problema. Dolgov, un esperto pilota collaudatore e paracadutista stratosferico, scomparve realmente in circostanze misteriose, all'epoca. Più di due anni dopo, i sovietici annunciarono che morì in un lancio ad alta quota nel Novembre 1962! Un disertore disse che Dolgov venne ucciso in un test del seggiolino eiettabile della Vostok, nel Marzo 1961. Come nel caso della morte di Nedelin, la informazione opaca del programma spaziale Sovietico fu strumentale nella creazione e nel mantenimento di tali voci. [1996: la storia del Novembre 1962 appare corretta]. Chiaramente infastiditi dalla persistenza e dall'affermarsi di tali storie, i sovietici rilasciarono una serie di dinieghi e di spiegazioni. La presunta missione di Iljushin, svolta prima di Gagarin era argomento di particolarmente forti denunce. L'articolo di Ogonjok venne spiegato e svelate le attuali occupazioni e localizzazioni degli uomini coinvolti. La storia dell'agenzia Continentale fu negata. Fuori dalla rivista FATE, nessuno diede alcun credito ai rapporti del 1961.
Osservatori occidentali respinsero le incredibili storie e ritennero che solo una sembrava credibile. "sembrava credibile" perché era di un tipo che nessuno si attendeva. In altre parole, le speculazioni portavano a selezionare le voci a cui credere. Le speculazioni vennero prima; le prove vennero quindi selezionate o respinte per sistemare i preconcetti assunti. Come suggerisce Pearson, i nomi dei piloti di Ogonjok, Belokonev, Kachur e Grachev vennero subito aggiunti alla lista dei "cosmonauti sovietici morti".
Un giornalista Italiano, Lazzero, pubblicò una lista di nove fatali lanci di cosmonauti sovietici. Altre fonti Europee le rielaborarono e ripeterono, accrescendo rapidamente la mitologia. La storia di Edwards formò le basi per una serie di rapporti nei successivi due o tre anni: sul Washington Evening Star del Dicembre 1962, e il Maggio 1963 sul New York Journal-American, the Baltimore Sun e "Space Business Daily" di Washington D.C. Coincidendo con un serie di sedute della commissione del Senato sui fallimenti spaziali sovietici, tali ultimi rapporti circolarono rapidamente e provocarono una forte smentita da parte di Alexei Adzhubei, editorialista capo delle Izvestia.
Con il vero programma spaziale umano Sovietico che continuava la sua serie di avanzate, e altri interessi storici, l'argomento dei cosmonauti sovietici morti iniziava a sparire. Il Corriere della Sera pubblicò una sintesi di eventi come quello della passeggiata spaziale di Leonov del Marzo 1965. Accanto a eventi già descritti, nuovi lanci vennero descritti: un volo del Novembre 1962 in cui morì Belokonev; una cosmonauta, persasi il 10 Novembre 1963; un altro volo, con tragici risultati, nell'Aprile 1964.
Il canale di tali storie erano i gestori di Torre Bert, i fratelli Judica-Cordiglia. Come essi si descrivevano sul "Reader's Digest" dell'anno successivo. Il Generale Kamanin, direttore dell'addestramento dei cosmonauti sovietici, fece delle denunce tonanti subito dopo. Inoltre nel 1965 incontrammo, per la prima volta, il documento noto come Epstein report. Tale studio, ben condotto e finemente organizzato, eliminò gli errori accumulatisi nelle storie e concisamente enumerò tutti gli eventi misteriosi: la prima Vostok testò un "falso" cosmonauta, la missione di Khrushchev, il fallito lancio per Venere, i lanci prima di Gagarin, i due lanci multi-umani del 1961, i lanci successivi. [1996: Incontrai Epstein nel suo ufficio in California nel 1971]
Bob Considine scrisse dell'Epstein report nel suo editoriale del giugno 1965; UPI la riportò come una nuova storia nel maggio 1967; venne letto in una audizione del Congresso nel 1971. Tale report è il miglior sommario delle prime storie. I fatti sono ben presentati e vi sono aggiunte nuove opinioni, e non vi sono dubbi che vengano avanzati sulle spiegazioni espresse in tale presente articolo. Tale articolo ha tentato di descrivere tutte le voci sui voli spaziali umani segreti sovietici, che si presume siano accaduti in quel periodo. Questo è il considerevole giudizio dell'autore, per cui molte di tali storie sono mere frodi, ma che molte altre erano supportate da sostanziali, perfino schiaccianti prove.
Abbiamo tentato di dimostrare che questi ultimi casi sono il risultato di una serie di fattori, ma nessuno che indichi che questi voli siano stati realmente effettuati. Riteniamo che non vi siano prove credibili, di alcun tipo, che potrebbero supportare la conclusione che dei cosmonauti sovietici siano morti in missioni spaziali prima del 1967.
[1996: ciò che non sappiamo in questi anni è come il cosmonauta Valentin Bondarenko sia morto in un incidente di addestramento a terra, poco prima il volo del Vostok-1, e le voci della sua morte si siano diffuse e mutate in URSS].
Le storie di morti spaziali segrete ricevettero una doppia spinta che li risuscitò nel 1967. Il tragico incendio dell'Apollo, che costò la vita a tre astronauti statunitensi, riportò a galla l'argomento dei cosmonauti sovietici morti. La gente cercava una ragione per non sentirsi così male per il fallimento USA, poiché i sovietici hanno avuto di peggio. La gente reagì all'autosufficienza dei Sovietici che imputavano la tragedia alla fretta degli USA, all'avidità capitalistica, all'incompetenza industriale e alla cecità scientifica. Una settimana dopo l'incendio dell'Apollo, l'"Allen-Scott report" venne svelato.
Gli editorialisti Robert Allen e Paul Scott descrissero un "rapporto segreto della CIA" preparato per la Casa Bianca nel 1966 che, si supponeva, descrivesse cinque incidenti fatali di voli spaziali sovietici, e un sesto a terra. Il caso Nedelin veniva riesumato, parola per parola, dal rapporto "Penkovskij". Si suppose che fosse stato preso dal Presidente la decisione di declassificare tali rapporti, e lo "...scopo dovrebbe essere di dimostrare che il programma spaziale degli USA era assai più sicuro."
V. Komarov
La loro fonte non era una copia dei rapporti ma una comunicazione da "un membro del Congresso, adesso in pensione." Tre mesi dopo i sovietici fecero un altro passo: il primo uomo morto in una missione spaziale. Komarov venne lanciato su una Sojuz-1 e morì al rientro. Molti statunitensi si sentirono colpiti per l'uomo, ma ebbero una sorta di amara soddisfazione e supponenza verso l'Unione Sovietica, specialmente pensando ai commenti pesanti dei sovietici sulla tragedia dell'Apollo erano ancora freschi nella mente di tutti. Questioni rinacquero su una possibile prima fatalità spaziale Sovietica.
Con il passare del tempo, tali rapporti non morirono come speravano i sovietici, ne sono stati confermati dalle declassificazioni di ipotetici rapporti CIA o da rivelazioni da disertori sovietici, come molti osservatori occidentali speravano. Il più recente alto ufficiale sovietico disertore, uno scienziato che era assai vicino al programma (e che certamente non può essere accusato di cercare di nascondere tutto), scrisse sul suo libro "The Russian Space Bluff" che "...oggi sono incline a pensare che non vi è stato nessun volo spaziale umano prima di Gagarin". [Leonid Vladimirov-Finkelstein].
Le storie non scompaiono. Vennero riprese da Nino LoBello sul Cleveland Plain Dealer nel 1970; vennero riprese nelle recensioni occidentali del libro ufficiale Sovietico sul programma spaziale, il "Russians in Space" di Riabchikov, pubblicato nel 1971. I fratelli Judica-Cordiglia lavorano ancora, adesso oltre la trentina, e continuano a sentire i segnali dallo spazio, secondo un settimanale del Marzo 1971. Nel giugno 1971 la rivista Ramparts intervistò un presunto ex agente della NSA che menzionò una esplosione di un missile, con due uomini a bordo, nel 1966.
Nel 1971, la morte dei tre membri dell'equipaggio della Saljut non suscitò il flusso di nuove storie sui loro, presunti, predecessori morti. Forse perché adesso vi erano abbastanza cosmonauti morti per davvero. Gagarin morì in un incidente aereo nel 1967 mentre si preparava per un nuovo volo spaziale. Beljaev morì per motivi medici nel 1970. E' oltre il regno del possibile che in una occupazione così casuale, e con uomini così audaci, non dovrebbero esserci stati altri morti, in incidenti aerei, di auto, o in altro modo, di uomini che non hanno, o che né potranno mai più, tornare i volo.
Le foto di tali uomini delle prime classi di cosmonauti sono state identificate. È possibile che tali storie non muoiano mai, ma diventino parte della tradizione orale del segreto dei primi giorni dei voli spaziali pilotati: le ascensioni della mongolfiera, i dirigibili, il primo volo transatlantico, gli aerorazzi, e ora le cosmonavi, e la speciale razza di uomini che volano verso la gloria e verso la morte. Tali storie formano da se stesse i miti. Tutte le mitologie hanno bisogno che una credenza sia sentita vera, sostenute da piccoli dettagli mai avutisi.
Space Phantom